I piccoli mondi di Gaza: Haneen

I piccoli mondi di Gaza: Haneen

Sono microcosmi di umanità in un mare di follia. Un piccolo mondo di solidarietà dal basso che corre attraverso i canali social e arriva fino a Gaza. “Una Terra in Comune”, è un progetto creato da ricercatori e docenti universitari e ora sostenuto da tanti volontari che sono in contatto diretto con, al momento, 15 famiglie (109 persone) sfollate a Dehr Al Balah, Gaza. Sono sempre di più i nuclei familiari che si stanno aggiungendo a questi piccoli mondi. Ogni famiglia adottata è associata a una campagna di crowdfunding personale, in quanto le donazioni alla raccolta generale di “Una Terra in Comune” servono a garantire dai beni di prima necessità ai bisogni specifici: tende, alimenti, medicine e prodotti per l’igiene. E a coprire i costi di emergenza che purtroppo si fanno sempre più frequenti. Alla sera le varie chat create per tenere i contatti diventano il racconto della quotidianità, della sofferenza, ma anche dei sogni e della speranza. Soprattutto dei bambini.

 

 

“A luglio 2025 ho conosciuto, online, la famiglia di Haneen e Salah. Sono genitori di 13 figli: Yahya, Muhammad, Nagham, Amjad, Malak, Ahlam, Nema, Salem, Salma, Nour, Atef, Majd e la più piccola, Salma. Originari di Rafah, sono sfollati a Dehr Al Balah – racconta Laura Mafizzoli, che dopo la laurea a Ca’ Foscari a Venezia, lavora come antropologa e vive in Georgia. Grazie a lei e ad altre sue colleghe è nato questo progetto -. Quando ho conosciuto Haneen, aveva appena perso il figlio Yahya, il più grande, ucciso mentre stava ritirando alcuni pacchi alimentari. Il ragazzo si era assunto la responsabilità di provvedere ai suoi fratelli e sorelle. Haneen e Salah, che hanno a loro volta problemi di salute, ora fanno fatica a provvedere per gli altri figli. Altri due figli sono feriti e hanno alcuni problemi sanitari: uno ha subito un’operazione e una figlia ha varie infezioni. Ogni settimana hanno bisogno di prodotti e medicine. Ogni giorno ci sono nuove emergenze e ogni volta è una corsa contro il tempo. A inizio settembre Muhammad, uno dei figli di Haneen, dopo un’operazione ad un piede aveva urgentemente bisogno di un paio di stampelle, trovate al mercato nero per 400$. Invece Ahlam, la figlia di 14 anni, non aveva scarpe adeguate e soffriva di infezioni fungine e cutanee: servivano medicine (per circa 50$) e un paio di scarpe nuove (100$). Infine, i più piccoli patiscono per un’infestazione di pidocchi. Shampoo e trattamenti specifici, sono costati un totale di 70$. I beni di prima necessità sono ormai articoli di lusso. Le famiglie sono costrette a scegliere tra cibo, medicine o riparo. Per la maggior parte, questa scelta è impossibile. La situazione umanitaria è catastrofica e peggiora ogni singolo giorno”, spiega Laura.

Al progetto hanno aderito anche diversi veneziani. Per raccogliere fondi c’è Federica Lazzara la ristoratrice che si impegna con iniziative nel suo locale in centro a Venezia, il Frary’s. Lo stesso fanno docenti universitari, ricercatori, clienti del locale e gente comune. Mentre Laura organizza iniziative sia in Georgia che a Praga, che frequenta per lavoro.

Il progetto “Una Terra in Comune” è possibile grazie al supporto di LaComune ASD, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Milano e di Vento di Terra, una ONG italiana che opera nella striscia di Gaza. Queste due organizzazioni raccolgono le donazioni e le trasferiscono a Haneen, attraverso mediatori locali che stanno diventando sempre più esosi. “Nella striscia c’è carenza di contante e non ci sono banche, ci sono dei “trafficanti di liquidità” da cui le famiglie vanno per ritirare il contante e in base al momento questi possono detrarre dal 20 al 50% – spiega Laura -. Ora, in base a quello che ci ha detto Haneen la settimana scorsa, si tengono il 45%. Quindi, per esempio, le famiglie trasferiscono 400 dollari dai loro portafogli elettronici a queste persone che si tengono il 45%, quindi di 400 dollari ne ricevono 210”.

In uno dei messaggi che Haneen ha lasciato nella chat che condivide con chi sostiene la sua famiglia, scrive: “Abbiamo bisogno di un riparo, di cibo, di acqua e vestiti. Mio marito ha fratture alla schiena e ha bisogno di cure. Siamo sfollati e non abbiamo mezzi per provvedere ai nostri figli. Per favore, non lasciateci soli.” Ogni giorno, questa famiglia come altre migliaia, si sveglia combattendo per sopravvivere. E spera di non finire sotto a una bomba, sterminata da una cannonata o sepolta viva dalle macerie di una casa fatta saltare.

“Uno dei figli di Haneen, il 5 settembre, è stato arrestato dalle forze israeliane mentre era andato a pescare per i fratelli e le sorelline. È stato arrestato assieme ad altre 45 persone che, come lui, rischiando la vita (le forze israeliane vietano agli abitanti di Gaza di pescare in mare), volevano dare da mangiare alle loro famiglie – continua Laura -. Haneen è disperata e noi, volontarie di Una Terra in Comune, stiamo cercando di aiutarla con l’unica cosa che abbiamo: un po’ di supporto morale e la diffusione della sua voce. Ogni giorno ci arrivano messaggi da Haneen, pieni di dolore, in cui cerca un po’ di conforto almeno con le parole. Lei e le altre mamme ci mandano audio e video con i suoni dei bombardamenti e degli aerei e noi, dal nostro comodo divano, siamo spaventate da questi suoni e non riusciamo nemmeno a immaginare cosa stiano passando queste famiglie ogni giorno. Il 13 settembre era il compleanno di Majd, che ha festeggiato con una candelina finta, desiderando che la guerra finisse. Majd ha bisogno di scarpe e di medicine per curare un’infezione cutanea”.

 

La voce di Haneen

“Io sono Haneen di Gaza, sono sposata con Salah e abbiamo una famiglia composta da 17 persone”. Oltre alla sua famiglia con Haneen vivono anche la cognata Abeer, entrata al nono mese di gravidanza e avrà una bambina, suo marito e la suocera. Abeer è molto debole e soffre di malnutrizione e ora i volontari sono impegnati a raccogliere fondi per aiutarla. Continua Haneen: “Soffrivamo di povertà già prima di questa guerra brutale e mio marito ha una vecchia frattura alla schiena che gli impedisce qualsiasi lavoro pesante. Tuttavia, la vita prima della guerra era molto bella: una Fondazione turca ci aiutava con un piccolo contributo mensile, ma la vita era comunque piacevole. Avevamo una bella casa in affitto, il cibo era sano, disponibile e a prezzi accessibili che potevamo permetterci per i bambini. Portavamo i bambini in bei luoghi ricreativi; io studiavo multimedia ma non ho potuto completare gli studi, e i bambini frequentavano le scuole dell’ONU, studiavano il Corano nelle moschee e partecipavano con i loro amici alle gite ricreative e ai giochi – continua Haneen -. Non ci siamo resi conto della bellezza della città e del nostro amore per essa se non dopo l’inizio di questa guerra brutale. Siamo stati sfollati dalle nostre case in diverse zone, senza vestiti, coperte o utensili da cucina. Abbiamo trascorso del tempo per strada, e i bambini hanno dormito all’aperto sotto la pioggia in cerca di sicurezza. Siamo di Rafah e sfollati a Dehr Al Balah”.

Come inizia la vostra giornata?

“La nostra giornata inizia con la sistemazione della tenda, la preparazione del tè per i bambini, se disponibile, la pulizia dei bambini e il lavaggio dei loro vestiti. Non usciamo da scuola se non quando necessario, per non esporre i nostri bambini a pericoli.”

Cosa fanno i bambini durante il giorno?

“Raccolgono nylon per accendere fuochi, trasportano l’acqua dal mare per usarla, cercano cibo e, quando si annoiano, nuotano in mare e giocano tra loro”.

I bambini parlano delle loro paure, dei loro sogni e dei loro desideri?

“Sì, sognano la sicurezza e la fine della guerra, e temono di perdere i loro cari o parti del loro corpo. Sono stati privati di tutti i loro momenti belli.”

Prima della guerra, i bambini andavano a scuola? Tutti? Cosa studiavano?

“Sì, andavano tutti a scuola, alcuni alle elementari, altri alle medie e altri ancora alle superiori”.

E ora frequentano qualche scuola?

“Ora le scuole sono un rifugio per gli sfollati e le lezioni private sono costose, quindi i bambini sono fuori dalla scuola dal 7 ottobre”.

Siete sfollati in un campo profughi?

“No. Abbiamo perso le nostre case e siamo stati sfollati dalle nostre zone residenziali, quindi ci siamo rifugiati nel cortile di una scuola e viviamo in una tenda”.

Con quale frequenza ricevete pacchi di acqua e cibo?

“Riceviamo acqua potabile ogni tre giorni, 10 litri a persona, e utilizziamo l’acqua di mare per lavare e lavare i piatti. Riceviamo pacchi da Una Terra in Comune con cadenza varia: una volta al mese, oppure ogni tre settimane”.

 

Laura Mafizzoli, antropologa

Federica Lazzara, ristoratrice veneziana che gestisce una raccolta fondi per Gaza

 

Per dare il proprio contributo con una donazione a Una Terra in Comune:

https://bit.ly/UnaTerraInComune_DonaOra