Alessandra, la stilista eco sostenibile
Alessandra Micolucci ama l’eucalipto e la cipolla, entrambi apportano ai suoi capi caratteristici toni arancioni. “Mi piacciono perché sono gli unici due che, in modi totalmente diversi, profumano anche la stanza di cottura. Soprattutto il profumo dell’eucalipto, invade tutto il capo e persiste anche successivamente alla cottura. Realizzare una lavorazione che coinvolga tutti i sensi mi inebria e mi coinvolge completamente”.
Alessandra è una designer che sei anni fa ha mollato il mondo patinato della grande moda e ha scelto di diventare una stilista eco sostenibile. Cuce e colora gli abiti che produce. Tutte le fibre naturali e i colori che usa sono ricavati dalle piante che coltiva, con il marito, nella campagna in provincia di Treviso. Il suo atelier a Venezia è ospitato in calle Priuli, in quella che era una vecchia rivendita di vini, davanti all’Antica Adelaide e a due passi dalla Ca’ d’Oro.

Alessandra sistema gli abiti nel suo negozio in calle Priuli a Venezia
I suoi sono capi unici. Nessuno è uguale ad un altro e la tintura o addirittura il disegno in capo, evitano di sprecare colore e disegni. “Il tessuto che amo maggiormente lavorare è la canapa, se la legge mi concederà di continuare ad usarla, non lo lascerò mai – racconta Alessandra. Non ci sono momenti della giornata preferibili per raccogliere le piante impiegate per colorare. Piuttosto amo fare le cotture per il colore la notte, questa mi riserva di vedere il risultato alle prime ore del mattino seguente e così, inizio la giornata con felicità”.
Alessandra non ha memoria di quando ha iniziato a ritagliare pezzi di stoffa e a usare la macchina da cucire. Ricorda che fin da ragazzina questa era la sua passione, non per fare abiti alle bambole. La sarta di casa, da cui ha preso ispirazione, era la nonna materna che lavorava per la Fenice. Per lei è stata una cosa spontanea fare lo stesso. Ma il suo obiettivo non era certo fermarsi a questo. Dopo la laurea in Design ha subito il richiamo dell’alta moda. Ha lavorato per importanti griffe per le quali ha disegnato dagli abiti alle scarpe, alle borse. Ma il mondo patinato e spesso falso della grande moda non faceva per lei. Ma ben presto ha capito che il suo spirito e la sua idea di mondo e società non avevano nulla a che fare con le settimane fashion, con le sfilate di Milano, Parigi e New York. Anche se quel mondo la vedeva come una promettente designer. A quelle luci ha preferito una sua strada, con un piccolo atelier prima in calle Racchetta e ora in calle Priuli e un pezzo di terra in campagna dove, con il marito, coltiva verdure, frutti, la canapa per fare tessuti e appunto le piante che servono a produrre i colori poi usati per dipingere le stoffe degli suoi abiti. Convinta che il suo futuro doveva scriverlo lei, ha trovato uno spazio a Venezia dove lavorare, ed ecco la prima collezione che ha piazzato nei negozi “battendoli”, uno a uno, con la valigia piena di capi del campionario.

Prima di dare il via alla produzione ha imparato da una signora le di ricette per le tinture. Poi, successivamente, ha creato il suo proprio libro delle ricette, perché i colori e le varie sfumature dipendono da dove le pinte vengono coltivate, dal terreno e dal ph dell’acqua. Ben presto Alessandra si è fatta conoscere e ora sono le clienti che arrivano da lei. “Più che clienti ora sono amiche. Chi viene nel mio negozio viene proprio perché vuole i miei abiti e questo mi gratifica non poco”, spiega Alessandra, che prende ispirazioni dall’arte, dalla musica, dalle subculture e dalle culture tribali, ma anche da viaggi e storie raccolte ovunque, capite anche solo guardando un anello. I capi, che lei dice abbiano un’anima, sono prodotti con tessuti organici e biologici: dal cotone al lino, dalla canapa all’ortica, ma anche lana. E ogni capo finito non va stirato. Anzi.